Diana Vreeland
Direttrice di Vogue e consulente del Costume Institute
Diana Vreeland è stata una giornalista di moda statunitense che ha plasmato i media di moda del Novecento come fashion editor di Harper's Bazaar, direttrice di Vogue dal 1963 al 1971 e poi consulente speciale del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art. È ricordata per la sua visione audace e per aver trasformato le mostre di moda in grandi eventi culturali.
| Ruolo | Direttrice, Vogue (dal 1963 al 1971) |
|---|---|
| Harper's Bazaar | Fashion editor, dal 1939 al 1962 |
| Metropolitan Museum | Consulente del Costume Institute dal 1971 |
| Nascita | 1903, Parigi |
| Morte | 1989, New York |
Chi era Diana Vreeland?
Diana Vreeland è nata a Parigi nel 1903 ed è morta a New York nel 1989. Nel 1925 ha ottenuto la cittadinanza statunitense. Nell'arco di cinque decenni ha lavorato per le due più importanti riviste di moda americane e poi per il Metropolitan Museum of Art, lasciando un segno duraturo nel giornalismo di moda e nel modo in cui la moda viene esposta e ricordata.
Carriera
Nel 1936 Vreeland ha iniziato a scrivere per Harper's Bazaar una rubrica intitolata Why Don't You...?, ricca di suggerimenti fantasiosi e stravaganti. Nel 1939 è entrata a tempo pieno nella redazione della rivista ed è stata presto nominata fashion editor, incarico che ha ricoperto per 23 anni sotto la direttrice Carmel Snow e i suoi successori. Ha diretto la copertina del marzo 1943 che ha lanciato la carriera di modella della futura attrice Lauren Bacall.
Vreeland ha lasciato Bazaar nel 1962 ed è entrata a Vogue, diventandone direttrice nel 1963. Ha guidato la rivista negli anni '60 e nel 1965 ha coniato il termine youthquake per descrivere la cultura e la moda giovanili del decennio. Nel 1971 è stata rimossa dalla direzione.
Nello stesso anno è diventata consulente speciale del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art. Entro il 1984 aveva organizzato dodici mostre, che hanno attirato un vasto pubblico e contribuito ad affermare la moda come tema per le grandi esposizioni museali.
Influenza sul business della moda
L'eredità di Vreeland per il settore comprende:
- Aver trattato le riviste di moda come fonte di fantasia e ispirazione anziché solo di consigli pratici
- Aver sostenuto nuovi talenti e nuove idee di bellezza negli anni '60
- Aver trasformato le mostre di moda nei musei in eventi culturali popolari
- Aver contribuito ad affermare il Costume Institute come istituzione centrale della moda
Ha pubblicato Allure nel 1980 e la sua autobiografia D.V. nel 1984. La Francia l'ha nominata Chevalier dell'Ordre des Arts et des Lettres nel 1970 e della Légion d'honneur nel 1976. Il documentario del 2011 Diana Vreeland: The Eye Has to Travel l'ha fatta conoscere a una nuova generazione.
Perché è importante
Molte pratiche che oggi plasmano il marketing della moda, dallo storytelling editoriale alle grandi mostre museali sponsorizzate dai marchi, risalgono al lavoro di Vreeland. Ha dimostrato che la moda poteva essere presentata come cultura e spettacolo, un approccio che continua a influenzare il modo in cui le maison costruiscono desiderio e patrimonio.
Domande frequenti
Chi era Diana Vreeland?
Diana Vreeland è stata una giornalista di moda statunitense. È stata fashion editor di Harper's Bazaar dal 1939 al 1962, direttrice di Vogue dal 1963 al 1971 e poi consulente speciale del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art.
Per cosa è nota Diana Vreeland?
È nota per la sua audace visione editoriale, per la rubrica Why Don't You, per aver coniato nel 1965 il termine youthquake e per aver trasformato le mostre del Costume Institute in grandi eventi culturali.